Negli anni ‘20, centinaia di giovani donne lavoravano in fabbriche di orologi, dipingendo quadranti con una vernice luminescente a base di radio. Si illuminavano al buio, affascinate dalla magia della scienza… finché i loro corpi non hanno iniziato a deteriorarsi.
Le aziende sapevano, ma hanno taciuto. La loro battaglia per la giustizia ha segnato un punto di svolta nella sicurezza sul lavoro, lasciando un’eredità che ancora oggi protegge milioni di lavoratori.
In questo episodio di “Ombre sul Lavoro”, raccontiamo la loro incredibile storia, fatta di ingiustizia, dolore e rivoluzione.
Radium girls
Non serviva alcun riflettore, perché lei era la luce
Una luna brillante che scacciava via la notte, danzando
Il suo sorriso seducente e i denti splendenti,
Unghie luminose e fascino opulento
Attiravano gli uomini come falene alla luce
Oh! Dimmi, tesoro, come fai a splendere così nella notte?
Splendida e radiosa si faceva in mille pezzi
Oh! Dimmi, tesoro, come fai a splendere così nel buio?
Nella storia brillerai, per secoli sarai celebrata
Oh! Dimmi, tesoro, come fai a splendere così nella tua tomba?
Questa poesia di Venu, che trovate su Medium, sintetizza perfettamente la storia di oggi.
Siamo in New Jersey, Stati Uniti, durante i ruggenti anni venti.
I roaring twenties, quelli del charleston e del libertinaggio. Pochi anni compresi tra la prima guerra mondiale e la depressione economica del 1929, in cui si sprigiona una grande energia vitale.
Ci immaginiamo tutti facilmente una festa di quel periodo: uomini in smoking, donne in abiti da sera con lunghe frange che si muovono al ritmo di musica. Ora, immaginate di scorgere nel mezzo della sala da ballo un gruppetto di ragazze che spiccano, brillando di una luce particolare.
È la luminosità fluorescente emanata dal radio che hanno usato per decorare i loro abiti, per truccarsi gli occhi, i denti, le unghie.
Sì, hanno usato il radio, proprio la sostanza che dà il nome alla radioattività. Queste ragazze si chiamano Radium Girls e oggi raccontiamo la loro storia.
Queste donne hanno dovuto affrontare un’industria che ha loro mentito prima e ignorato le loro condizioni di salute poi.
Il loro sacrificio ha portato a cambiamenti legislativi fondamentali che hanno migliorato la sicurezza sul lavoro in tutto il mondo, portando a discutere per la prima volta del tema delle malattie professionali.
Io sono Andrea Addabbo, consulente aziendale per la sicurezza sul lavoro e questo è “OMBRE SUL LAVORO: LEZIONI IMPARATE E MANCATE DAI GRANDI INCIDENTI”, il podcast di MAY S.r.l. che analizza gli eventi che hanno lasciato un segno profondo nel mondo del lavoro a livello globale.
All’epoca, il radio veniva considerato dai più non solo innocuo, ma addirittura benefico per la salute. Era pubblicizzato come una sorta di “elisir miracoloso” e veniva utilizzato in prodotti di bellezza, tonici e persino trattamenti medici.
Scoperto da Marie e Pierre Curie alla fine del XIX secolo, era diventato estremamente popolare nei primi del ‘900.
Grazie alla sua capacità di emettere luce, tra le sue applicazioni comuni c’era una speciale vernice, usata per dipingere quadranti di orologi, strumenti di misurazione e altri oggetti, particolarmente utili durante la Prima Guerra Mondiale per la visibilità notturna.
La United States Radium Corporation, con sede a Orange, nel New Jersey, era una delle principali aziende impegnate nella produzione di vernice radioluminescente, nota con il nome commerciale di Undark.
L’azienda divenne fornitrice ufficiale del ministero della difesa ed assunse decine di giovani donne, molte delle quali appena uscite dalla scuola superiore, che venivano impiegate per dipingere i quadranti degli orologi militari.
La retribuzione prevista era di circa un centesimo e mezzo per ogni pezzo, quindi più ne facevano, più guadagnavano. La paga era buona e permetteva a queste ragazze di emanciparsi e godersi la loro giovinezza.
Eccole, le Radium Girls.
Il metodo utilizzato per applicare la vernice, noto come “lip-pointing”, prevedeva che le operaie inumidissero con le labbra i pennelli per affinarne la punta e garantire la precisione nella pittura.
Con un piccolo particolare: ogni volta che le donne mettevano i pennelli in bocca, ingerivano piccole quantità di radio, senza sapere che questa sostanza era radioattiva e letale.
La paga per numero di pezzi prodotti le spingeva a lavorare velocemente, aumentando così il rischio di esposizione
Come accennato all’inizio, il radio era visto come una sostanza dalle proprietà miracolose.
I rischi dell’esposizione a lungo termine non erano ancora conosciuti dalla maggior parte della popolazione e, in molti casi, i rischi venivano deliberatamente minimizzati dalle aziende che lo utilizzavano.
La US Radium Corporation, in particolare, promuoveva l’idea che il radio fosse sicuro, sebbene sapesse che le cose non stavano così.
Basti pensare che i proprietari e gli scienziati, ben consapevoli dei pericoli connessi all’elemento radioattivo, si proteggevano accuratamente dall’esposizione.
I chimici che operavano a diretto contatto con il radio utilizzavano schermi di piombo, maschere e tenaglie. Paradossalmente, la stessa US Radium aveva diffuso materiale informativo alla comunità medica in cui venivano descritti dettagliatamente i “danni” derivanti dall’uso della sostanza.
Alle ragazze invece queste informazioni non vennero passate. Per questo capitava che si dipingessero le unghie, i denti, il viso e i vestiti con la vernice mortale prodotta in fabbrica. Era divertente. Presente l’effetto che si ottiene al Luna Park nella casa dei fantasmi, quando entri in quelle stanze buie con le Lampada di Wood e unghie e denti sono giallo fluo?
L’entusiasmo per il radio e la mancanza di consapevolezza dei suoi rischi rappresentavano un terreno fertile per una delle peggiori tragedie industriali della storia americana.
E fu così che le Radium Girls iniziarono il loro lavoro, ignare del destino che le attendeva.
Mano a mano che il tempo passava, le giovani donne impiegate dall’azienda cominciarono a sviluppare sintomi sempre più gravi e preoccupanti.
I problemi iniziarono con piccoli fastidi: dolori a denti e mascelle, ossa deboli.
Tuttavia, con il passare dei mesi, questi sintomi si trasformarono in veri e propri incubi medici. I denti delle lavoratrici cadevano, le loro mascelle si frantumavano e, in alcuni casi, le ossa si disintegravano.
Questo perché, data la sua somiglianza chimica, il Radio può sostituirsi al Calcio delle ossa, causando, com’è facilmente intuibili, danni gravissimi.
L’origine di questi problemi era vernice che ingerivano ogni volta che utilizzavano la tecnica del “lip-pointing”.
Le lavoratrici, che erano state incoraggiate a mettere il pennello tra le labbra per perfezionare la punta, senza saperlo stavano ingerendo una sostanza radioattiva che accumulandosi nel corpo, principalmente nelle ossa, iniziava un processo di distruzione interna.
E nessuno, per anni, aveva parlato loro dei rischi connessi alle radiazioni.
All’inizio, la US Radium Corporation ignorò le preoccupazioni delle lavoratrici, tentando di insabbiare il problema. Le condizioni delle operaie furono descritte come “misteriose malattie”, e l’azienda tentò di screditare le vittime attribuendo i loro sintomi a malattie sessualmente trasmissibili, come la sifilide.
Questo minò la credibilità delle donne, cercando di far montare una polemica per distogliere l’attenzione dalla causa reale: i danni che avrebbe potuto causare la prolungata esposizione al radio.
Nel 1922, Mollie Maggia, fu tra le prime a morire.
Nel frattempo, sempre più donne continuavano a manifestare sintomi terribili. Alcune vennero ricoverate con necrosi delle ossa della mascella, altre soffrivano di fratture spontanee, ed in molte si manifestarono tumori e altre malattie legate all’esposizione a radiazioni.
Nonostante il quadro clinico fosse quantomeno sospetto, l’azienda negava ancora ogni responsabilità.
Fu solo grazie agli sforzi di medici indipendenti, come il dottor Harrison Martland, un pioniere nella ricerca sugli effetti delle radiazioni, che il collegamento tra l’esposizione al radio e i gravi problemi di salute fu finalmente riconosciuto.
Martland, medico legale, esaminò con uno speciale rilevatore di radioattività il corpo del capo chimico della US Radium Corporation, morto di anemia fulminante, dimostrando che a causare la morte dell’uomo era stata l’ingente quantità di radio accumulata nel corso degli anni.
Dispose quindi l’esumazione del corpo di Mollie, ottenendo lo stesso risultato.
Aveva trovato la correlazione tra l’esposizione e il decesso.
Fun fact: lo strumento utilizzato per l’analisi fu ideato dal Dott. Martland e dal Dott. Von Sochocky, uno dei fondatori della United States Radium Corporation.
Davanti ad evidenze scientifiche inconfutabili, i dirigenti avranno finalmente riconosciuto i danni causati dal radio? No?
Assolutamente no! L’azienda continuava a negare la propria responsabilità.
Si potrebbe aprire un capitolo su come le aziende, in ogni epoca, abbiano spesso mal gestito la comunicazione dei pericoli e la responsabilità verso i lavoratori.
Ancora oggi le falle nella sicurezza riguardano in molti casi mancanza di comunicazione o superficialità nell’approcciarsi a certi temi.
Ma, hey… chi sono io per giudicare?
Le donne, disperate, decisero alla fine di fare causa all’azienda. Il caso, noto come “il processo delle Radium Girls”, fu un processo lungo e difficile. Le donne erano gravemente malate e, in alcuni casi, incapaci di muoversi. Tuttavia, la loro determinazione e il supporto legale ricevuto alla fine portarono a una storica vittoria. Questo processo aprì la strada a importanti cambiamenti nelle normative sulla sicurezza sul lavoro statunitensi, ma a caro prezzo: la vita e la salute di decine di giovani donne.
Le conseguenze legali della vicenda delle Radium Girls segnarono un momento storico nella lotta per i diritti dei lavoratori e il contenzioso fu seguitissimo dai media americani.
Il processo iniziò nel 1927, quando Flora Grazia Fryer decise di citare in giudizio il proprio datore di lavoro dopo aver cercato per due anni un avvocato disposto a rappresentarla contro l’azienda.
Successivamente si aggiunsero a lei: Grace Fryer, Edna Hussman, Katherine Schaub, Quinta McDonald e Albina Larice.
Il procedimento legale fu molto complesso, con l’azienda che utilizzava ogni mezzo per ritardare le udienze e negare le accuse.
La causa si concluse nel 1928, quando le parti raggiunsero un accordo.
Le cinque donne ricevettero un risarcimento di 10.000 dollari ciascuna, insieme a un pagamento annuale di 600 dollari per il resto della loro vita.
Si parla ovviamente della valuta del tempo. Al giorno d’oggi si tradurrebbe in un risarcimento di circa 186.000 $ a testa, oltre ad un vitalizio di 11.000 $ all’anno. Non un granché, considerando ciò a cui andavano incontro.
Oltre questo, l’azienda fu obbligata a coprire tutte le spese mediche delle lavoratrici malate e ad adottare misure di sicurezza nelle sue fabbriche per prevenire ulteriori esposizioni.
Questa vittoria fu storica perché stabilì un precedente cruciale per la responsabilità delle aziende nei confronti della salute e della sicurezza dei lavoratori negli Stati Uniti.
Non solo, venne riconosciuto il diritto dei singoli lavoratori di citare in giudizio le aziende per danni subiti a causa di abusi sul lavoro, si avviò un processo di miglioramento che si sviluppò negli anni seguenti e per la prima volta si introduceva il concetto di “malattia professionale”.
Brevissimo inciso: cos’è una malattia professionale? In soldoni è una malattia contratta a causa dell’esposizione prolungata e senza protezioni a qualche agente nocivo sul posto di lavoro. E quali sono gli agenti nocivi? Tipicamente sono le sostanze chimiche, i microorganismi e quelli che chiamiamo agenti fisici (cioè rumore, vibrazioni e, appunto, le radiazioni). Famosissimo da noi il caso degli operai della Eternit, di cui sicuramente parleremo. Ma torniamo a Orange.
Negli anni seguenti, furono istituiti nuovi standard di sicurezza, le lavoratrici vennero informate sulla pericolosità del radio e istruite sulle misure di sicurezza adottare.
E soprattutto non furono più costrette a umidificare con le labbra i pennelli evitando l’ingestione o la respirazione di vernice al radio, che continuò a essere utilizzata per la decorazione dei quadranti fino agli anni ’60, sostituita poi da vernici a base di Trizio, meno radioattivo.
Successivamente, a partire dagli anni ‘90, si passò da materiali in grado di emettere luminosità autonomamente ad altri più innovativi, in grado di “assorbire” e rilasciare la luce accumulata, come il “luminova” per citarne uno.
Ad oggi, non è mai stato accertato il numero esatto di lavoratrici decedute a causa dell’esposizione all’Undark.
Breve nota per chi di voi ha l’orologio del nonno con le lancette fluorescenti. Il radio, ci impiega 1600 anni per dimezzare la propria radioattività. Il trizio ce ne mette una dozzina (ed è molto meno irradiante). Tuttavia la radiazione emessa dal radio nell’aria è di pochi centimetri ed è ben schermata dalla cassa dell’orologio. Il fatto di tenerlo al polso non ci espone agli stessi pericoli per la salute sperimentati da chi, per applicare la vernice, lo ingeriva. Leggevo però che alcuni orologi di un noto marchio italiano, prima di essere esposti in un museo hanno richiesto una bonifica. Insomma, l’orologio del nonno non dovrebbe essere granché pericoloso, ma non è neanche del tutto innocuo. Usatelo con parsimonia.
Ah, durante il decadimento, il radio sviluppa radon, un gas radioattivo. Conservatelo in un luogo ben ventilato.
Le testimonianze delle Radium Girls sono state fondamentali per far emergere i problemi che affliggevano il settore tanto negli Stati Uniti quanto in Canada.
Grace Fryer, una delle prime a portare avanti la causa contro la United States Radium Corporation, perse tutti i denti e non riusciva più a sedersi senza un tutore, ma continuò la sua battaglia legale, divenendo una figura centrale per l’intera vicenda
Dichiarò che il suo desiderio di giustizia superava il dolore fisico che provava.
Le condizioni mediche di molte donne erano così gravi che, durante le fasi conclusive del processo nel 1928, non riuscivano neppure a sollevare il braccio per giurare in aula.
Catherine Donohue, un’altra delle donne coinvolte, lavoratrice di una sede aziendale dell’Illinois, raccontò la sua esperienza mentre era sul letto di morte.
Pochi giorni prima di morire, riuscì a vincere la causa. La copertura mediatica del suo caso fu molto più empatica rispetto ai primi casi del New Jersey, con un forte sostegno da parte della comunità.
Con il passare del tempo, la storia delle donne cominciò a diffondersi, suscitando indignazione e solidarietà.
Articoli sui giornali iniziarono a raccontare le storie di queste lavoratrici malate e menomate, mostrando al mondo l’orrore con cui avevano a che fare.
La lotta delle Radium Girls ispirò inoltre un movimento a favore dei diritti dei lavoratori. Attivisti e organizzazioni sindacali cominciarono a utilizzare la loro storia come esempio dei rischi che molti lavoratori continuavano a correre in tutto il paese, spingendo per maggiori protezioni legali e normative più severe per garantire condizioni di lavoro giuste.
Oggi, molte delle leggi che proteggono i lavoratori dagli effetti delle sostanze pericolose esistono proprio perché queste donne non si sono arrese.
La vicenda delle Radium Girls resta un promemoria di quanto sia importante proteggere (e proteggersi) dai rischi legati alle attività quotidiane.
Anche perché, come spesso accade, le conseguenze terrificanti di questa vicenda potevano essere evitate a monte con la prevenzione e con la protezione.
Ogni lavoratore ha il diritto di conoscere i pericoli associati a quello che fa ogni giorno e di essere protetto adeguatamente.
E ha il dovere di proteggersi.
E qui, non vorrei fare un pippone paternalista ma ho una domanda, a cui faccio fatica a trovare una risposta: perché molti, moltissimi lavoratori (uso il maschile perché si tratta per la maggior parte di uomini) spesso ignorano il dovere di proteggere sé stessi anche quando sono consapevoli dei rischi? Cosa spinge migliaia di persone ogni giorno a correre più rischi del necessario, essendo disponibili sistemi che possono minimizzare i danni, sia a breve che lungo termine?
Viviamo in un periodo in cui la tecnologia e la scienza fanno passi da gigante ogni giorno, abbiamo accesso a moltissime informazioni che nei primi del ‘900 non potevano essere a portata di tutti e abbiamo gli strumenti per fare moltissime attività, anche pericolose, riducendo il rischio al minimo indispensabile.
Usiamoli, questi strumenti. Usiamoli bene.
“OMBRE SUL LAVORO: LEZIONI (IMPARATE E MANCATE) DAI GRANDI INCIDENTI” è un podcast di MAY S.r.l.s.
Lo script è di Andrea Addabbo e Gaia Bocola
Le voci sono di Andrea Addabbo e Cristina Gramegna
Le musiche del podcast sono disponibili su www.fesliyanstudios.com
Il titolo della sigla è “Wolves”, di The Austen.
Le fonti dei contenuti audio, sono indicate nella sinossi
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