DIRETTIVA ATEX: TUTTO QUELLO CHE BISOGNA SAPERE

Probabilmente ti sarà capitato di sentir parlare di atmosfere esplosive.

Magari leggendo il manuale di un’attrezzatura acquistata per l’azienda, parlando con qualche consulente dei possibili rischi in azienda o chissà in quale altra occasione.

Magari invece non ti sei mai posto il problema fino ad oggi, per qualche ragione hai scoperto che invece devi capire come gestire una zona a pericolo di esplosione e sai poco o niente sulla direttiva ATEX.

Cerchiamo qui di darti un’infarinatura, in modo tale da capire quantomeno di cosa si sta parlando. L’argomento è vasto e complicato e non basta un solo articolo per spiegarlo tutto, ma sicuramente può essere utile per farsi un’idea!

Direttiva Atex | esplosione a cartone

COS’È UN’ATMOSFERA ESPLOSIVA?

Il termine ATEX è la contrazione di due parole francesi, Atmosphères Explosible e indica le due direttive che regolamentano, rispettivamente, la gestione delle attrezzature destinate ad operare in atmosfere potenzialmente esplosive e gli ambienti in cui queste possono formarsi.

In particolare consideriamo:

  • la Direttiva 2014/34/UE relativa all’armonizzazione delle legislazioni degli stati membri riguardo gli apparecchi e i sistemi di protezione destinati a essere utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva;
  • la Direttiva 1999/92/CE relativa alle prescrizioni minime per il miglioramento della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori che possono essere esposti al rischio di atmosfere esplosive

La prima è stata recepita in Italia con il D.Lgs. 19 maggio 2016, n. 85, mentre la seconda, recepita originariamente con il D.Lgs. 233/03 è stata recepita e integrata nel Titolo XI del D.Lgs. 81/08 relativo alla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Secondo la definizione della direttiva, l’atmosfera esplosiva è una miscela di aria, in condizioni atmosferiche, con sostanze infiammabili allo stato di gas, vapori, nebbie o polveri in cui, dopo ignizione, la combustione si propaga all’insieme della miscela incombusta.

Dalla definizione riusciamo già ad ottenere un paio di informazioni utili:

  1. perché si manifesti l’esplosione, occorre disporre di tutti e tre gli elementi distintivi del triangolo del fuoco, ovvero combustibile (qualcosa in grado di bruciare), comburente (l’ossigeno dell’aria) e una fonte di innesco;
  2. non necessariamente la sostanza esplosiva è allo stato gassoso o di vapore. Si parla anche di nebbie e polveri (pericolosissime le polveri del legno, le farine e le polveri di alluminio per la gestione dei pericoli di esplosione).

Insomma, la natura delle sostanze è molto varia e non serve usare la polvere da sparo per fare il botto.

Direttiva Atex | figurina con cannone

CLASSIFICAZIONE DELLE AREE AZIENDALI

In qualsiasi azienda occorre pensare alla protezione delle persone e delle strutture. A maggior ragione quando si lavora in ambienti dove la formazione di atmosfere esplosive o il verificarsi di incendi non è un’eventualità così remota.

Un’area aziendale caratterizzata da un potenziale pericolo di esplosione è classificabile in tre zone, la cui pericolosità dipende dalla frequenza di formazione di un’atmosfera esplosiva e dalla sua durata nel tempo. Ovviamente anche l’entità delle misure di prevenzione e protezione sarà variabile in funzione della situazione individuata. L’allegato I della Direttiva 1999/92/CE fornisce i dettagli.

PER GAS, VAPORI E NEBBIE:

  • Zona 0: area in cui è presente in permanenza o per lunghi periodi o spesso un’atmosfera esplosiva consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapore o nebbia.
  • Zona 1: area in cui durante le normali attività è probabile la formazione di un’atmosfera esplosiva consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapori o nebbia.
  • Zona 2: area in cui durante le normali attività non è probabile la formazione di un’atmosfera esplosiva consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapore o nebbia e, qualora si verifichi, sia unicamente di breve durata.

PER LE POLVERI:

  • Zona 20: area in cui è presente in permanenza o per lunghi periodi o spesso un’atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile nell’aria.
  • Zona 21: area in cui occasionalmente durante le normali attività è probabile la formazione di un’atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile nell’aria.
  • Zona 22: area in cui durante le normali attività non è probabile la formazione di un’atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile e, qualora si verifichi, sia unicamente di breve durata.

Naturalmente, il livello di pericolosità della zona a rischio determina la tipologia di misure da prevedere per contenere i rischi.

Direttiva Atex | esplosione con fiamme

CLASSIFICAZIONE DELLE APPARECCHIATURE: LE DIRETTIVE ATEX

Anche le attrezzature destinate ad essere utilizzate in aree a rischio di esplosione vengono classificate sulla base delle loro caratteristiche. La Direttiva Atex di prodotto, nell’Allegato I, fornisce le indicazioni necessarie, stabilendo una classificazione in gruppi. Ad ogni gruppo corrispondono due o più categorie, per le quali considerare requisiti di sicurezza via via crescenti.

Per valutare l’effettiva pericolosità delle proprie attrezzature in tempi brevi, consigliamo di avvalersi di consulenti per la sicurezza delle macchine.

Gruppo di apparecchi I: questo gruppo comprende gli apparecchi di categoria M1 e M2

Categoria M1: comprende gli apparecchi dotati di mezzi di protezione speciali per assicurare un livello di protezione molto elevato. Rientrano in questa categoria gli apparecchi destinati ai lavori in sotterraneo nelle miniere e nei loro impianti di superficie esposti al rischio di sprigionamento di grisù e/o di polveri combustibili.

Le misure di protezione applicabili a queste apparecchiature devono essere tali che la perdita di un sistema di sicurezza non comporti la riduzione del livello di protezione richiesto.

Categoria M2: comprende gli apparecchi progettati per funzionare conformemente ai parametri operativi stabiliti dal fabbricante e basati su un livello di protezione che garantisca la sicurezza nei lavori in sotterraneo, nelle miniere e nei loro impianti di superficie esposti al rischio di sprigionamento di grisù e/o di polveri combustibili. La formazione di un’atmosfera potenzialmente esplosiva dev’essere seguita dall’interruzione dell’alimentazione di energia. I mezzi di protezione previsti per gli apparecchi di questa categoria assicurano il livello di protezione richiesto durante il funzionamento normale, considerando anche eventuali condizioni difficili di funzionamento.

Gruppo di apparecchi II: a questo gruppo appartengono gli apparecchi di categoria 1, 2 e 3

Categoria 1: gli apparecchi di questa categoria sono destinati ad ambienti in cui si rileva, sempre, spesso o per lunghi periodi, un’atmosfera esplosiva dovuta a miscele di aria e gas, vapori, nebbie o miscele di aria e polveri.

Gli apparecchi di questa categoria devono assicurare il livello di protezione richiesto, anche in caso di guasto eccezionale dell’apparecchio e sono caratterizzati da mezzi di protezione tali che la perdita di un sistema di sicurezza non comporti la riduzione del livello di protezione richiesto.

Categoria 2: apparecchi destinati ad ambienti in cui vi è probabilità che si manifestino atmosfere esplosive dovute a gas, vapori, nebbie o miscele di aria e polveri. I mezzi di protezione relativi agli apparecchi di questa categoria garantiscono il livello di protezione richiesto anche in presenza di anomalie ricorrenti o difetti di funzionamento degli apparecchi di cui occorre abitualmente tener conto.

Categoria 3: apparecchi destinati ad ambienti in cui vi sono scarse probabilità che si manifestino, e comunque solo per breve tempo, atmosfere esplosive dovute a gas, vapori, nebbie o miscele di aria e polveri.

Gli apparecchi di questa categoria garantiscono il livello di protezione richiesto a funzionamento normale.

Naturalmente questa è una sintesi “presa in prestito” dall’Allegato I della direttiva. Occorre analizzare nel dettaglio sia la direttiva stessa che le norme tecniche applicabili per avere un quadro completo.

MARCATURA DEGLI APPARECCHI DESTINATI ALLE ATMOSFERE ESPLOSIVE

La marcatura CE degli apparecchi destinati alle atmosfere esplosive, nelle direttive atex, è la normale marcatura CE? Più o meno sì, nel senso… il Marchio CE è il marchio CE, ha il significato di cui abbiamo già parlato in altri articoli e viene apposto per indicare la conformità dell’attrezzatura. E c’è come sempre. Per maggiori informazioni leggi anche il nostro articolo sul fascicolo tecnico ce.

Occorre inserire nella targa un secondo simbolo, fatto come quello indicato si seguito:

Direttive Atex | simbolo marchio ce

Il simbolo corrisponde nella direttiva alla protezione dalle esplosioni e deve essere seguito dall’indicazione del gruppo di apparecchi e della categoria (che abbiamo visto nel paragrafo precedente).

Le aree aziendali in cui possano formarsi atmosfere esplosive invece sono indicate da un segnale triangolare giallo (forma e colore tipici della segnaletica di avvertimento) fatto come segue:

Direttive Atex | simbolo marchio ce

La presenza di un segnale del genere in reparto deve far accendere più di qualche lampadina a chi accede (metaforicamente parlando, altrimenti rischia di diventare una sorgente di innesco).

In queste poche righe abbiamo ovviamente sintetizzato moltissimo quello che risulta essere un discorso molto specifico ed ampio da trattare.

Per approfondire ulteriormente è possibile fare riferimento al D.Lgs. 81/08, alla direttiva 2014/34/UE e alle norme tecniche di prodotto… e studiarle bene, un errore in una realtà a rischio Atex può causare molti problemi.

Guarda anche il nostro video riassuntivo dell’argomento, qui sotto.


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